04 – AVVISO (Emidio Clementi special guest)

La voce dell’avviso del 1792 firmato Il Conte di Kevenhüller è di Emidio Clementi, una delle voci più inconfondibili e incisive della nostra letteratura recente.

A proposito di letteratura

La letteratura di Emidio Clementi è anche viva voce nelle note dei Massimo Volume, il che per molti è risaputo. Sicuramente lo è per quanti arrivino a questo sito per collegamenti musicali. Non è detto lo sia per quanti vi giungano per sentieri letterari. Sarebbe un onore e un piacere collegarli e presentarli gli uni agli altri.

 Mondi a parte

Uno dei limiti atavici dell’italianità in tutti gli ambiti è il divisionismo cronico, per lo più in compartimenti perfettamente stagni. Chi si occupa di letteratura e dunque incontra e (solitamente) ama Caproni, ignora spesso l’esistenza di livelli contemporanei di espressione letteraria come quelli tracciati da Clementi e dai Massimo Volume, ad esempio, perché “di ambito musicale” (per altro orgogliosamente lontano dai salotti televisivi e quindi del tutto ignoto ai più). Allo stesso modo il pubblico dei concerti, della rete e dei vinili ignora per lo più l’esistenza di un maestro della parola e del suono della parola come Giorgio Caproni, ed ha imparato dai diversi gradi della scuola a diffidare (spesso giustamente) di tutto ciò che possa anche solo lontanamente suonare libresco in Italia. Magari è più propenso a conoscere campioni contemporanei di letterature anglosassoni. Forse anche attraverso artisti rock anglofoni che da ormai mezzo secolo glieli sdoganano sui palchi. Ma non divaghiamo. L’ideale sarebbe la fine degli “ambiti”, o che almeno si parlassero e (soprattutto) si ascoltassero.

 Spudoratamente

Ecco perché riferendomi a Emidio Clementi dico letteratura recente e non aggiungo specificazioni come letteratura e musica; non a caso uso un termine solo. Come non direi “la natura e la fauna”. Letteratura è (dovrebbe essere, senza il minimo pudore) il sostantivo che raccoglie tutto, l’insieme maggiore. Letteratura è ogni traccia del passaggio di un individuo nella dimensione del tempo. Non importa se nota o segno, scritto o detto.

Tracce, segni, suoni

Questa valenza ampia del termine letteratura si va perdendo ed è sfuggente al presente: la si recupera forse proiettandola al passato o al futuro remoto. Letteratura è la gazzella sulla parete della caverna, la mia lista della spesa tra diecimila anni, un poema non scritto, il discorso sgrammaticato del politico, un tweet sul web, un canto di balene, un SMS. Il non averne coscienza non lo esime dall’essere quello che è: letteratura. Traccia di un’epoca. Genere, qualità e valenza di quel segno sono dettagli che decidiamo noi ma soprattutto deciderà il tempo. Quel che preme ora – a margine di questa operazione – è il recupero orgoglioso del valore letterario di ciò che esiste come segno: fosse anche solo suono. “Oggi” è tramandabile.

 Cantami o diva

Per i miopi, i distratti e per molti degli accademici quel segno, quella traccia sta oggi solo su carta e non anche altrove (dove già stette, prima della carta). Le forme più contemporanee di letteratura vedono ovunque un guadagno di terreno di ciò che è udibile su ciò che è visibile; non che questa sia una novità sulla scena del mondo. Almeno fino a Dante e per molto tempo ancora dopo, la poesia era suono e la Musa era una.

 Non di sola carta

Le narrazioni, anche le più colte, erano orali; rime e assonanze erano ganci per le memorie che le avrebbero tramandate. L’invenzione della stampa ha consegnato la parola alla carta in modo apparentemente univoco e definitivo. Ma la parola non ha mai smesso di essere voce. Oggi che la carta è in crisi il segnale è forte e chiaro. Quei segni neri sul foglio, quei semi neri di aratri sul bianco dei campi, servono ad articolare la voce umana. Il superamento parziale o totale della carta, fenomeno in corso, apre altre strade. Di queste, la presente è una: quella del verbo che torna voce. Attraverso la facilità di diffusione e di condivisione dei mezzi: l’esempio che avete sotto gli occhi.

 Muro del suono

Raccolgo con orgoglio dunque l’adesione di un altro compositore di prose e versi come Emidio Clementi al battesimo di un progetto che ha l’ardire di riportare il verso del più grande poeta del nostro Novecento ad essere suono. Non solo.
Ha l’ardire estremo di affermare in chiaro che il suono può veicolare fenomeni di valenza letteraria tanto quanto la pagina e che il fatto che tali fenomeni siano poco noti non li rende aprioristicamente meno esistenti, validi o degni.

 Orchestrine di musica leggera

La presente impresa non nasce da programmi universitari, da circoli accademici, dai gabinetti degli assessori.., ma dalla condivisione dei backstage e dei palchi del rock d’Italia. Nasce dagli ambienti della “musica leggera” e delle “orchestrine” (per dirla nell’assurdo gergo ufficiale ancora in uso). Lo stesso Caproni in vita fu snobbato dagli ambienti letterari ufficiali proprio in quanto voce (musicale, troppo musicale, troppo facilmente musicale, troppo difficilmente musicale) fuori dal coro. Gli si imputava sostanzialmente, di essere “troppo” sé stesso. Per questo forse, impacchettato il Novecento come un altro ferro vecchio, ci ritroviamo ad ascoltare la sua parola poetica come quanto di più complesso e vicino al nostro sentire presente e al nostro sentore di futuro.

 Memento: tradire il maestro

In conclusione. Stando all’esperienza italiana, credo fermamente venuto il tempo di abbattere gli ambiti, sprovincializzare le voci, unire i mondi, dichiarare il fare letteratura senza imbarazzi, agire la cultura senza sentirsene stigmatizzati (dal momento che non lo si è sfoggiando orgogliosamente l’ignoranza e la presunzione). E’ tempo di prendere la nostra cultura e mangiarsela, bersela, farsela. Riscoprendosi orgogliosi ad esempio di lezioni di maestri quali Giorgio Caproni, che per onorare infinitamente, tradiremo sempre.

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