11 – LA LAMINA

Ricapitolando: il nostro anonimo io narrante (uno dei tanti, forse il principale), in tre sole mosse si è lanciato nella mischia, nella macchia; si è fiaccato per nulla, neanche la minima traccia; ha rinunciato alla caccia, rinnegandone il fine, dubitando di tutto.

Nel brano precedente lo abbiamo visto rientrare all’osteria, da dove adesso ci parla.

Nella poetica caproniana l’osteria è un luogo ricorrente; il luogo che accoglie, solitamente. Ma come sempre la moneta del maestro ha due facce. Basta indagarne l’etimologia. Quella di oste, come spesso accade, è doppia e ambivalente. HOS è la stessa radice di ostile (HOSTE latino era forestiero e quindi “nemico”; andare ad oste, era l’antico francese e provenzale per l’andare in guerra. Da cui per esempio osteggiare). E infatti l’osteria, il luogo del rifugio, completamente buia: l’osteria sta per diventare un ambiente ostile.

Nel nero, un fendente di bianco l’attraversa, lentamente ma a vista d’occhio. La poesia, giocata su pochissimi semplicissimi elementi, sembra andare al rallentatore. Un solo appiglio di luce, bidimensionale, affilatissimo, una lama di luce che filtra da una tenda (battente: verbo – lo vedremo – straordinariamente allusivo in Caproni: battente è la rima), taglia chirurgicamente in due l’ambiente. Taglia in due anche il soggetto, che fin dai primi versi si siede (leopardianamente), accanto a sé stesso. L’intonazione è definitivamente lirica (in poesia si dice lirica la poesia che ha per tema l’io del poeta).

In chiusura, negli ultimi versi, quando il buio sta per essere totale (lo sarà solo dopo gli ultimi punti di sospensione), ritroviamo l’io totalmente diviso anche negli effetti del suo sentire. L’orgasmo diverge in un pianto (si noti: divertito). L’eco (quello lirico, del fare poetico) è ironicamente abbassato a quello di una minuettante uccelliera. (Rimanda a modalità barocche: …forse le fittizie arcadie di chi ci aveva introdotto all’operetta a brani?)

Questi dati confortano, per quel che durano: quanto una lama d’acciaio e di luce che sta per svanire nel nero di una stanza? Andata. Ormai è buio.

La sera caproniana non è mai consolatoria.

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