Lettera di Giorgio Caproni ad Achille Millo (attore), 1961

Ho sempre pensato che le poesie non andrebbero stampate, ma incise su dischi.

Roma, 24/03/1961

Gentile e caro Millo, grazie per l’interessantissimo articolo, e per l’aiuto che Ella dà anche alla mia poesia. E vivissimi rallegramenti per i successi, che Le auguro sempre maggiori, per Lei e per la poesia stessa. Ho sempre pensato, come Elliot, che le poesie non andrebbero stampate, ma incise su dischi.

Una poesia scritta è come una partitura musicale.

Una poesia scritta è come una partitura musicale. Non basta conoscere le note per leggerla. Occorre l’interprete, colui che la anima. Troppi lettori sono abituati oggi a leggere la poesia sul ritmo della prosa d’informazione. E le parole (le note!) rimangono morte. Oppure si esagera nel senso opposto, e si aprono le braccia, si strabuzzano gli occhi, si cerca d’impressionare la gente col gesto e l’enfasi ecc. ecc.

La poesia non è finita se non attraverso l’interpretazione

C’è una bellissima pagina di Proust, a questo proposito, in Temp retrouvé. La poesia non è finita se non attraverso l’intepretazione. Ma a trovarli gli interpreti! Ne ho sentiti tanti, anche di gran nome, inorridendo. Lei è uno dei rarissimi, non mi stanco di ripeterlo intorno. E la mia gratitudine per Lei è sincera e grandissima.
Con i migliori saluti,

suo Giorgio Caproni

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