38 – IL SERPENTE

I tre lettori di questo blog sonoro avranno forse notato nel commento precedente la ricorrenza o sottolineatura di alcuni termini (non casuale come tutte le ricorrenze): serratura;porta; serpenteflagello. Epifanie.

In fissa con gli infissi

Ci si potrebbero fare tesi di laurea: ‘Infissi nella poetica di Giorgio Caproni’; Finestre, porte, portoni… Andandoli a scovare nell’arco del mezzo secolo della sua produzione se ne trovano a bizzeffe, di ogni tipo. Quanti versi costellati di finestre, cancelli, porte e portoni, che si aprono o si chiudono spesso sonoramente; serrature quotidianamente praticate come liturgie umili dell’essere al mondo; ascensori, androni e stanze che si aprono o chiudono intorno al soggetto; con i loro rumori come sentenze… Porte, portoni, serrature, soglie: passi.

L’ultima porta

In questo passo, l’io narrante ci dice che sta varcando “l’ultima porta”. L’ultima porta di che cosa? Specifica: l’ultima porta della sua voce. Varcandola, si chiede se non sia stato proporio lo scatto di una serratura (dunque un suono secco, per analogia poetica associato allo scatto di un rettile) il serpente che spaventò Tamino.

…Tamino chi?

Tamino è il bonario bamboccione protagonista del Flauto Magico, operetta mozartiana che sappiamo aleggiare ogni tanto ne “Il Conte di Kevenhüller” (debuttò a Vienna nel 1791: un anno prima dell’AVVISO, quindi perfettamente contemporanea alla cornice allegorica dei fatti). Nella prima scena della giocosa operetta allegorica e pseudo esoterica vediamo Tamino (al suo ingresso) inseguito e tramortito da un serpente. Comincia così. La storia di quel personaggio.

La vita

Comincia così la storia di chiunque? L’esistenza ti attende al primo varco sotto un sasso come un serpente che scatta sonoramente: un giro di serratura ed è fatta, ci sei, sei dentro, sei fregato: ti tocca passare. La prima porta è già l’ultima porta. Inizio e fine coincidono come battenti speculari. Chi ne entra, ne esce. Inizio e fine si elidono (come tutti i rapporti speculari nella poesia di Caproni) e ne resta ben poco.

Verso la fine del Libretto

IL SERPENTE, LA VIPERA, LA VITA e IL FLAGELLO sono i quattro passi che chiudono la sezione detta IL LIBRETTO, ossia appunto il testo organico dell’operetta a brani intitolata “Il Conte di Kevenhüller”. Poi si passa ad altro.

Nei fatti “Il Conte di Kevenhüller”  fu realmente l’ultima porta della voce di Giorgio Caproni: l’ultima sua opera strutturata. E la si avverte questa struttura, perfettamente congegnata: lo scatto di una serratura.

Siamo dentro.

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Un Commento

  1. Pingback: 59 – ABENDEMPFINDUNG | Il Conte di Kevenhüller

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