56 – DI UN LUOGO PRECISO, DESCRITTO PER ENUMERAZIONE

“La sera si fa sempre più sera”. La sera si fa sempre più “montana”. Nei pressi del monte Lesima. La statale in salita come i versi stessi, è costeggiata di segnali: non più quelli verbalmente espliciti di un tempo, quei “procedere con prudenza” dal sapore allegorico… Qui ormai solo più gli oggetti dicono di sé. Storia e geografia coincidono: una lunga serie numericamente precisa di segni che indicano una altrettanto precisa geografia di indizi.

Cielo e asfalto intercambiabili. L’ultima faticosa corriera. Noi l’abbiamo presa ben prima e ora la guardiamo da qua. Ripercorrendo la strada.

Storia e geografia coincidono. Le cime dei monti hanno il colore e l’indole dei gatti e ascoltano immobili l’epilogo identico di tutti i tramonti. Rumori di falegnameria da due “senza volto” sul fondale annerito del tempo. Rumori di atti eterni. Come quello dell’acqua. Corriere preistoriche son salite fin qui. Fa freddo, gli alberi sono brulli.

Non siamo più noi a dar la caccia alla Bestia? Pare di no. Siamo noi a fuggirla: …si è dunque definitivamente “capovolta la mossa?”. Supposizione. Silenzio.

Nessuna risposta.

Forse fin qui, non arriva.

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