L’opera in breve

Introduzione a Il Conte di Kevenhüller

Presentare in breve una simile opera è un’ardua impresa: mi avvarrò in pieno del supporto dell’autore stesso, che se la presenta da solo. In quattro versi dallo stile fintamente bucolico, ambiguamente rasserenante, la raccolta è preceduta da un invito al lettore firmato con lo pseudonimo arcadico di Caproni stesso, ripreso da quello di un oscuro arcade genovese del XVII secolo: Aleso Leucasio (fornaio bianco).

Quest’Operetta a brani,
Lettor, non ti sia sgradita.
Accettala così com’è,
finita e infinita.

L’ultima raccolta composta in vita da Caproni consiste in una serie strutturata di componimenti in versi liberi, dall’andatura poematica, presentata (nella sua finzione) come se si trattasse di un’operetta musicale e composta quindi di Libretto e Musica (seguite da una terza parte: Altre cadenze), il cui argomento principale è quello (allegorico) di una caccia forsennata ad una feroce Bestia.

Lo spunto parte però a quanto pare da un dato reale, da un Avviso (riprodotto nel testo in fotocopia) apparso a Milano il 14 luglio 1792 firmato da un certo Conte di Kevenhüller, che invita ad unirsi alla generale caccia, con la promessa di 50 zecchini a chi ucciderà la Bestia assassina. Da qui il pretesto alla narrazione, il via alla vicenda. I piani della finzione e del reale sono già completamente confusi.

Nell’introduzione in quattro versi, la raccolta vine detta Operetta a brani. Metafora musicale, certo. Ma a ben guardare chi viene fatto a brani dalla Bestia è chi vi si addentra (nell’opera, nella selva oscura, o nella Bestia stessa). A monte il referente letterario più diretto è il Dante dell’Inferno e delle Rime, distillato, sintetizzato, attualizzato, reso esperienza viva in atto, sulla pelle del lettore odierno.

Un colpo fredda il direttore

Invitati soavemente al concerto, si viene catapultati in sala, dove l’orchestra sta per cominciare e dove però il direttore viene subito fatto fuori (uno dei tanti “io” coinvolti nella vicenda, forse il più importante, la nostra guida, assente fin da subito), brutalmente freddato da un colpo. Dunque c’è chi spara già, la caccia è già cominciata? (Ma non doveva essere fittizia, una messa in scena?).

Il pubblico (noi) è atterrito eppure impaziente. Prima che il concerto cominci (con il la che viene dato dall’Avviso del Conte) un altro Codicillo in corsivo recapita un ultimo messaggio a chi si avventurerà oltre, firmato dal vostro (…il nostro: chi?), reciterà così: “vi assista la partitura […].”

Vi assista la partitura

Così si apre il sipario, l’Avviso è il sipario che fa da pretesto (testo-precedente). Ci scorrono davanti il luogo dell’azione, il fondale della storia (fittizio ancora una volta ma non più bucolico: duro come l’acciaio; nudo e freddo come il verso dell’ultimo caproniano), i personaggi: “alcuni Io./Quasi mai io./Altri pronomi./ Nomi.” 

Le vicende di questi “io” e “nomi” si snodano per passaggi bruschi in selve oscure, nere di spazi bianchi sui fogli, tra sassi e dirupi, luoghi non giurisdizionali di puro stile caproniano, con rare soste in osterie prima del buio, o al cospetto di porte, sotto gli androni della notte. Un invito a perdersi, in un intrico della macchia che ad ogni passo graffia, minaccia, spiazza, attacca e stordisce:  appostato nel silenzio.

Buon proseguimento

Senza alcuna soluzione di nessun tipo, la vicenda si chiuderà (riaprendosi), in una Sospensione (titolo dell’ultima composizione) senza fine. Ci tornerà in mente quell’invito arcadico tanto garbato (“…finita e infinita”) quando saremo davanti ad un mare, definitivamente persi in contrade marittime (l’ultimo dei tanti luoghi non giurisdizionali di Caproni), con l’interrogativo capitale: se sia quella la fine o l’inizio.

Spunti di approfondimento.

Una scheda sul Conte di Kevenhüller personaggio storico.
Alcune curiosità sulle leggende del Gévaudan.
Sull’autore riportiamo qui una limitatissima bibliografia essenziale di partenza e rimandiamo qualsiasi ampliamento al contributo benevolo di quanti vorranno porvi rimedio con il loro apporto, ringraziando fin d’ora a nome di tutti.


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