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GALANTERIE

A RINA

Nella storia di Giorgio Caproni c’è una donna di nome Rina. Sua sposa.
Nella storia di Giorgio Caproni c’è un amore di nome rima. Sua rosa.
Senza di loro niente sarebbe quello che è. Quello che è, sarebbe niente.
Rime ricche, si dicono in gergo tecnico: Rina/rima; come albero/albero.

INTERROGATIVO

Le cime più alte del pianto menano a qualche cosa?

CITAZIONE

Come anche piangere a lungo in solitudine?

I BACI

Le capitali rase (risentite nel secondo dei Tre improvvisi sul tema la mano e il volto) qui nelle Galanterie tornano a dispensare baci da cartoline.

DUE MADRIGALETTI
I – Appassionatamente.
II- Sempre con cuore.

In Galanterie la musica è musica leggera virata in ironia. Il rapporto tra nome e corpo risolto in canzonetta. Ma dentro c’è tutto. Compresa la fine, il trapasso. E l’ignoranza innocente di un sasso.

MARTINA

(alla Signora Bianca d’Amore). Se qualcuno sa cosa sia il marratano, lo dica.

LAUDETTA (a Rina)

Le Galanterie si aprono su Rina e si chiudono su Rina.
Rina la donna, la sposa, la madre, l’amica, la base, la vita.
La sola giusta parola: la rima.

In Res Amissa (la raccolta postuma) troveremo ennesime dichiarazioni d’amore come questa, PER L’ONOMASTICO DI RINA RIBATTEZZATA ROSA:

[…] Mia rosa sempre in cima
ai miei pensieri…
Mia rima
sempre in me battente…
Fonda e dolce…
Quasi
– in me – flautoclarinescente.

Ed era sempre e ancora musica.