Note biografiche

Una vita che ho spesa tutta a scordarmi

Nato il 7 Gennaio 1912 a Livorno, Giorgio Caproni è stato uno dei massimi poeti del Novecento.

Dalla viva voce

Le biografie dei poeti sono spesso noiose da leggere per molti e anche Caproni non le amava un granché: ascoltatela come un racconto da alcuni straordinari documenti realizzati dalla Radio della Svizzera Italiana nella ricorrenza del ventennale della morte del poeta (il gennaio 2010).

In ricordo di Giorgio Caproni di Dubravko Pušek

Imperdibile

Altro documento audio imperdibile, sempre grazie alla Radio della Svizzera Italiana, il racconto di Antonio Debenedetti (figlio di Giacomo Debenedetti, grande critico letterario scomparso nel 1967) nelle conversazioni con Maria Grazia Rabiolo per Laser Estate (Radio Svizzera Italiana). Caproni fu suo maestro e poi suo dipendente. Ricostruisce i tratti più salienti e toccanti sia sul piano della produzione letteraria, sia sul piano umano. Con brani di una delle ultime interviste a Giorgio Caproni nel 1989, di Luciano Marconi (RSI). Qui il collegamento alla pagina, poi cliccate su Ascolta l’audio (Laser Estate, 21 agosto 2006) Giorgio Caproni” [Si avvierà il download del file audio .rm di Real Player).

Altre note

Nel 1922 il trasferimento a Genova, che lui definirà “la mia vera città”.

Terminate le scuole medie, s’iscrive all’Istituto musicale “G. Verdi”, dove studia violino. A diciotto anni rinuncia definitivamente all’ambizione di diventare musicista e s’iscrive al Magistero di Torino, ma presto abbandona gli studi. Questo periodo nel suo racconto in una video intervista del 1987 (tre anni prima della sua morte). “…Come presi il vizio di scrivere la poesia. Poi la musica è caduta ed è rimasto il paroliere”

Inizia in quegli anni a scrivere i primi versi poetici: non soddisfatto del risultato ottenuto strappa i fogli gettando via tutto. È il periodo degli incontri con i nuovi poeti dell’epoca: Montale, Ungaretti, Barbaro. Rimane colpito dalle pagine di “Ossi di seppia”, al punto di affermare: “… saranno per sempre parte del mio essere.”

Nel 1931 decide di inviare alcuni suoi componimenti poetici alla rivista genovese “Circolo”, ma il direttore della testata, Adriano Grande, li rifiuta invitandolo alla pazienza, come a dire che la poesia non era adatta a lui.

Due anni dopo, nel 1933, poco più che ventenne, pubblica le sue prime poesie, “Vespro” e “Prima luce”, su due riviste letterarie e, a Sanremo, dove si trova per il servizio militare, coltiva alcune amicizie letterarie: Giorgio Bassani, Fidia Gambetti e Giovanni Battista Vicari. Comincia anche a collaborare con riviste e quotidiani pubblicando recensioni e critiche letterarie.

All’età di ventitre anni, nel 1935 inizia ad insegnare alle scuole elementari, prima a Rovegno poi ad Arenzano.

La morte della fidanzata Olga Franzoni nel 1936, causata da setticemia, dà lo spunto alla piccola raccolta poetica “Come un’allegoria”, pubblicata a Genova da Emiliano degli Orfini. Nel 1938, dopo la pubblicazione di “Ballo a Fontanigorda” per l’editore Emiliano degli Orfini, sposa Lina Rettagliata; sempre nello stesso anno si trasferisce a Roma restandovi solo quattro mesi.

L’anno seguente è richiamato alle armi e nel maggio del 1939 nasce la sua primogenita, Silvana. Allo scoppio della guerra è prima inviato sul fronte delle Alpi Marittime poi in Veneto.

Il 1943 è molto importante per Giorgio Caproni perché, all’età di trentun anni, vede una sua opera pubblicata da un curatore di rilevanza nazionale: “Cronistoria” è data alle stampe da Vallecchi di Firenze, all’epoca editore fra i più noti.

Anche i fatti della guerra hanno gran rilevanza per la vita del poeta che trascorre, dall’8 settembre alla Liberazione, diciannove mesi in Val Trebbia, in zona partigiana.

Nell’ottobre del 1945 rientra a Roma dove resterà fino al 1973 svolgendo l’attività di maestro elementare. Nella capitale conosce vari scrittori tra cui Cassola, Fortini e Pratolini, e instaura rapporti con altri personaggi della cultura (uno su tutti: Pasolini).

La produzione di questo periodo è basata soprattutto sulla prosa e sulla pubblicazione di articoli relativi a vari argomenti letterari e filosofici. Le attività letterarie di Caproni diventano frenetiche. Nel 1951 si dedica alla traduzione di “Il tempo ritrovato” di Marcel Proust, cui seguiranno altre versioni dal francese di molti classici d’oltralpe.

Intanto “Stanze della funicolare” vince il Premio Viareggio nel 1952 e dopo sette anni, nel 1959, pubblica “Il passaggio di Enea”. Sempre in quell’anno vince nuovamente il Premio Viareggio con “Il seme del piangere”.

Dal 1965 al 1975 pubblica “Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee”, il “Terzo libro ed altre cose” e “Il muro della terra”.

È del 1976 la pubblicazione della sua prima raccolta, “Poesie”; nel 1978 esce un volumetto di poesie intitolato “Erba francese”.

Dal 1980 al 1985 vengono pubblicate molte sue raccolte poetiche ad opera di vari editori. Nel 1985 il Comune di Genova gli conferisce la cittadinanza onoraria. Nel 1986 viene pubblicato “Il conte di Kevenhuller”, ultima raccolta poetica composta in vita dall’autore.

“La sua poesia, che mescola lingua popolare e lingua colta e si articola in una sintassi strappata e ansiosa, in una musica che è insieme dissonante e squisita, esprime un attaccamento sofferto alla realtà quotidiana e sublima la propria matrice di pena in una suggestiva ‘epica casalinga’. Gli accenti di aspra solitudine delle ultime raccolte approdano a una sorta di religiosità senza fede” (Enciclopedia della Letteratura, Garzanti).

Il grande, indimenticabile poeta (che per tutta la vita preferì al titolo di poeta quello di autore di versi -ndr) si è spento il 22 gennaio del 1990 nella sua casa romana. L’anno dopo veniva pubblicata postuma la raccolta poetica “Res amissa”.

Prospetto bibliografico e critico: “Giorgio Caproni” di Adele Dei, Milano, Mursia, 1992, pp. 273.

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