BOCCIATO.

Due anni dopo.

Hey Andy, lo sai che anche Caproni ha avuto il suo quarto d’ora di notorietà? Come no, presso tutte le casalinghe di tutte le Voghere, isole comprese. Balzato agli onori (oneri) della cronaca (cronica) per via di un esamino.

Giorgio, sei famoso! Contento?

Pensa. Sulla bocca degli opinionisti della Cippa e dei giornalisti accigliati in atteggiamenti simil-competenti, in diretta dai campi di battaglia della buona (…bòna, ganza) scuola di tutta la povera Italia; e questo a soli 27 anni dalla morte! Guarda che all’Alighieri Dante ce ne sono voluti almeno 30 dal trapasso prima che se lo cagasse poi qualcuno! Bel colpo.

Negativo? No, anzi, tutt’altro: …spero di spacciare presto qualche altro reading!

Grazie Ministra Valeria Fedeli, se permette, da Lei e dai ministeriali in genere questa traccia giunse inattesa, sorpresa graditissima. Grazie. Un buon segno di apertura al “presente” che farebbe sperare.

E poi per me è stato quasi un favore personale, lo ammetto. Zie che mi chiamano entusiaste: …ma non hai visto, che quello là che leggi tu esiste davvero!?!

Cerca, almeno, di esistere.

Dopo lunga lotta, ho capitolato: esisto. Anch’io. Non ho resistito.

Dunque aggiungerò qui, così, a gratis, per quel che vale, anche il mio punto di vista sulla faccenda #Caproni2017 a bocce ferme. Magari riparto pure con il blog, stai a vedere. Mi ero perso nella foresta un’ennesima volta…

Aggiungo la mia voce al brusio delle parole, possibilmente da evitare… (Quanto ti saranno fischiate le orecchie Giorgio, il giorno dell’esame!).

Le tante parole vomitate sulla scia emotiva della vibrante  indignazione per… Un cazzo di tema d’esame di quinta superiore, pomposamente noto come Maturità.

Ma cambiamolo ‘sto nome!

Dica il candidato se è maturo. Non lo è? Bocciato.

Alla fine quel che voglio dire si riduce a questo.

Maturo?
No?
Bocciato.

Tu che leggi, se hai di meglio da fare, passa ad altro: detto questo, non avrei altro da aggiungere.

Oppure sì, cambiare nome a questa cosa (in Italia funziona) lasciandola identica così com’è che va benissimo: non più Esame di Maturità (discriminatorio e in fondo un po’ razzista e sessista a ben vedere). Basta che ci sia l’accento sulla à, quello teniamolo:

…Sai quest’anno ho la Velleità.

Oppure anche più schietto:

Ho passato l’Imbecillità!

E non ce ne staremmo tutti meglio e più sciallati? Tutti promossi, anche i giornalisti.

Dica il candidato se è imbecille.
Lo è? Solo un pochino?
Male, si potrebbe impegnare.
Ma va bene, dai…
Promosso.
Batti cinque.

(Batti Lei, …congiuntivo).

Ma chi cazzo è Caproni!?

Ma chi cazzo siete voi, è la domanda.
Chiunque voi siate.

Qui non si tratta di simpatici ignoranti contro antipatici saputi. Tutti noi ignoriamo moltissimo di tutto e sappiamo pochissimo di poco.

Se tu sai tantissimo di tutto, gli amici non te lo dicono, ma pensano che sei un povero stronzo, altro che simpatico; e hanno ragione.

Il punto è che se non sai chi è Pinco Pallo e te lo citano in un esame di Stato, magari (ma solo magari…) in difetto sarai tu, coglione.

Dimostri il candidato la sua arroganza italica.
Ce l’ha?
Promosso.
Eia eia.

(Saluto).

Istruzioni per l’uso della propria opinione in ambiti al di fuori della propria esperienza.

La vostra legittima opinione, maturata in zero secondi sulla base di zero esperienza, vergata in bella forma su di un pezzetto di carta comune e previamente appallottolata, introducetela – prego – con cura nell’orifizio della vostra cavità anale e ivi custoditela a piacere. (Consiglio letto da qualche parte sul web, mi perdoni l’autore che ignoro: l’ho espressa con parole mie).

Espletata l’operazione di corretto utilizzo della propria opinione in materie estranee alla propria esperienza (si noti che non spendo la parola competenza), potremmo anche ragionare.

Si fa per dire.

Difficile.

Il tema d’esame richiedeva un commento personale a un testo. Riportava note e imboccava le risposte.

Il fatto stesso che per commentare un testo tu ritieni di dover sapere qualcosa a priori, qualcosa che nel testo non c’è e nella tua testa nemmeno, indica semplicemente che non sei maturo. Sei solo davanti a un problema (del cazzo) e non lo sai affrontare.

Bocciato.

Non si fa nei programmi.

Vero: i prof è già tanto se arrivano a spacciarti un paio di formulette sul primo Novecento. Caproni non è da formulette e non c’è tempo.

Ma se sei maturo riuscirai ad avere un tuo pensiero (uno), al di fuori di uno schema, e ad esprimerlo in italiano scritto.

Ripeto. Un pensiero (uno) fuori da uno schema, e (attenzione) relativo ad un singolo testo (redatto in italiano contemporaneo), riportato nero su bianco, provvisto di note.

No?
Bocciato.

I ragazzi non se l’aspettavano, poracci.

Cristo santo, brutto colpo. Qualche sorpresa ogni tanto sembra che possa capitare anche nella vita, dicono. Spiazzato da ‘sta cazzatella?

Bocciato.

Lo conoscono solo a Livorno o a Genova. Se chiedi per strada…

Ma che cazzo chiedi per strada, coglione. Con questo metro arriviamo al massimo a Carlo Conti e alla sua riflessione sul prossimo Sanremo. (Che io prima di quello manco lo conoscevo… Mi sono informato).

Non conoscevi Conti?
No.

Bocciato.

Caproni mai sentito.

Prova a sentirlo, magari ha qualcosa di dirti.
Come Carlo Conti, ad esempio.

Pronto, Carlo Conti?
No.

Bocciato.

Dica il candidato che cosa c’è scritto qui.

Non ne è in grado?
No.

Bocciato.

La fine di un incubo.

Tranquilli ragazzi, è tutti finito, bocciati nessuno vedrai, era tutto finto come sempre. Giorgio Caproni, il bestemmiassimo (di questo epiteto sarebbe stato molto fiero) ha fatto un po’ scalpore e adesso sparirà per bene, non tornerà più a turbare la vostra notte prima degli esami e l’ordine perfetto delle pigne che custodirete in testa. Potrà passare tutta vita. Lasciatele seccare lì con calma.

Caproni, sparirà. Non rientrerà mai più nei programmi.
Ve l’assicuro.

Non passerà.

Tutto passato.

E questo forse, udite udite, forse alla fine è pure un bene. Che quel che passa per i banchi sta poi sul culo a tutti; ed è normale. Guarda Dante, guarda Leopardi…  Salviamo Caproni dai programmi obbligatori. Un programma ministeriale: come si fa a non odiarlo già dal nome.

Scendo.

Buon proseguimento.

Sospensione.

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  1. Pingback: BOCCIATO. – GIOVANNI SUCCI
  2. E M S

    Lei che scrive di Caproni suscita in me strane associazioni che potrei spiegare ma anche no, come cantava un noto digiunatore (non saprei se prima, durante o dopo il digiuno stesso). Qui potrei sdramatizzare con utilizzo di emoticon ma spesso il confine tra s/drammatizzazione e banalizzazione si gioca sul filo di pochi ed abusati simboli grafici, da me schifati a causa di un passato denso di esseri umani empatici e conseguentemente violenti.
    Tornando alle associazioni, penso a Bene Carmelo, ordine invertito ma sostanza intatta, che sfotte Montale che usava andare a nanna presto. Forse, dico forse, sulla poesia non si dovrebbe scrivere. Penso ad Heidegger che cura il giardino e guarda la nazionale (la sua, non necessariamente nostra) dopo essere tornato da dove lo sa solo il-dio-che-non-c’è. Poi penso a Dino e Sibilla, alle milonghe non più verdi e un po’ saccenti e alla glassa. Alla fine, più della glassa e dell’aria in padella, il problema rimango io, demiurgo versione fichi secchi che-trovi-in-saldo-da-oviesse, incapace di montare un film più credibile o accettabile o tollerabile. E io che volevo diventare re del mondo per abolire la punteggiatura (e la glassa, ovviamente). Grazie per sempre a Giorgio, Giovanni e Paolo e tanti altri(guardi un po’che posto occupa nella mia mitografia un po’ spelacchiata ma non malata terminale) per tutte le volte che mi hanno riconsegnato al mondo (bene o male che sia)

  3. E M S

    Grazie per la serata nel luogo con l’umlaut. Quando mi capiterà ancora di dire “Grazie per l’amar/o?”
    P.s. Rigorosamente liscio che (più Ciampi che Gaber:-) le anestesie non le ho mai amate (chimiche o naturali che siano).

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