14 – CERTEZZA

LA FRANA” introduceva la Bestia, ed era la sua ora (nella poesia L’ORA ci diceva esattamente quando, dove e come fare per prenderla). “CERTEZZA” introduce la Preda (…un altro “io” della Bestia) che darà il titolo al componimento successivo. Un gioco di simmetrie perfette va delineando (con la chiara certezza di non poterlo fare) l’oggetto della caccia. E ci rassicura nell’incipit: cadrà.

“Spara!”… e poi? L’unica certezza è che “cadrà”.
Chi cadrà?
A che cosa stiamo dando la caccia?
Facile: …alla Bestia. Alla Preda.

La poesia caproniana, smontata pezzo per pezzo, è sempre un apparato semplice; così apparentemente chiara da inibire quasi il commento. Eppure. Proprio la sua complessità reale in alcuni frangenti, come questi, tra i preferiti dal sottoscritto, scoraggia chiunque abbia pudore da un commento qualsiasi.

Ma noi avventuriamoci spudoratamente, ascoltiamo senza la smania di afferrare subito, tutto. Incassando la promessa onesta che tutto apparirà chiaro presto, tutto a portata di mano. Apparentemente.

Ho fiducia che la lingua italiana non sia ancora impoverita al punto da privare il “pubblico-del-web” (?) del gusto dei giochi verbali spiazzanti, fulminei, paradossali e speculari nei quali Caproni è maestro (“ti uccide uccisa”: cioè che dopo averla uccisa ti accorgi che ti ha ucciso lei; e però proprio questa morte ti “risuscita”, ti rende nuovamente vivo o, letteralmente: ti suscita di nuovo).

Ho fiducia che la lingua italiana non sia ancora impoverita al punto da lasciare troppo spaesati altri, tra i meandri di costrutti più complessi (“la preda che infallibilmente centrata /[…] /vedrai scappar via”): nodi apparenti, in realtà presto sciolti.

Se la lingua fosse impoverita, voi arricchitela di nuovo. Con fiducia.
Dietro il poco fumo delle canne dopo lo sparo, tutto torna presto chiaro.

Tutto si dipana perfettamente in Caproni, il più onesto dei poeti del Novecento. Se alcuni passaggi possono apparire ardui, difficili al primo ascolto, semplicemente concedete loro un ascolto in più: non vi deluderà mai dal comprendere perfettamente il senso del verso, parola per parola.

Una musica contemporanea che resta tonale: sentenza perfetta, devo averla letta, non ricordo dove.

Ma dove tutto è chiaro, niente è chiaro. Esattamente dove colpisci sai di perdere. Quando com-prendi non prendi niente. Dove miri e centri sai di fallire. Dove tutto sembra afferrabile, agire è fallire. (Fallire è cadere: …”cadrà”). Eppure siamo tutti intenti in questo: mirare, colpire, afferrare, definire (finire), comprendere, acciuffare.

La bestia, la preda. La parola?
L’arco del tempo di una vita intera?

Cadremo.
La certezza è: cadremo.

Buona caccia.

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